domenica 2 aprile 2017

La scienziata che studia l’ischemia

Beatrice Ballarin, 27 anni, nell’équipe di un famoso neurochirurgo
 
Nel futuro della scienza c’è anche Pellestrina, rappresentata da una mente brillante che a soli 27 anni sta aprendo le porte delle ultime ricerche sull’ischemia. Il suo nome è Beatrice Ballarin, attualmente impegnata in un dottorato a Toronto e parte dell’équipe di venti persone diretta dal (premiatissimo) neurochirurgo Tymianski. Scopo della ricerca è verificare l’efficacia di un farmaco che potrebbe rivoluzionare il settore della medicina che si occupa della fase di rigenerazione di tessuti neuronali.
«Come molti giovani sognavo di trascorrere un periodo all'estero» racconta Beatrice, figlia del pescatore Francesco e della casalinga Barbara e sorella di Roberto «Non pensavo però che sarei arrivata in Canada». I genitori l’hanno sempre spinta a studiare, ma nessuno prima di lei in famiglia si era interessata al funzionamento del cervello.
«Ero curiosa ed è stato naturale avvicinarmi alle Neuroscienze. L’Università di Trento è stata fondamentale perché i docenti mi hanno incoraggiata tantissimo» spiega la giovane donna da Toronto «Se avevi una media alta venivi premiato e sono riuscita a pagarmi quasi tutto da sola». Il coraggio più grande però lo ha trovato in se stessa, dopo un episodio che l'ha segnata. «Mi ero spostata in Olanda con l’Erasmus, ma sono stata investita in bici da un'auto e ho perso per un periodo la memoria».
Il sogno di studiare sembra svanire. Beatrice torna a casa e comincia un lungo percorso di riabilitazione. «Sicuramente l'incidente ha inciso su quello su cui mi sarei specializzata dopo» spiega «Quando mi sono ripresa sono tornata in Olanda e ho ricominciato l'anno che avevo perso. In quei mesi ho indirizzato il mio interesse anche su altri esami che prima non avrei dato». È grazie al consiglio del professor Ronald Deumens che Beatrice va in America, con il pensiero di tornare e andare al massimo a Londra. Dopo aver conosciuto a Toronto Molly Shoichet, professoressa in Ingegneria biomedica e premiata dall’Unesco per le sue ricerche, Beatrice non ci pensa un istante e saluta definitivamente l’Europa.
«Mi mancano la laguna e i tramezzini» racconta «ma non credo che potrei mai fare in Italia quello che sto facendo qui». Non è solo il fatto che in America a ogni studente viene chiesto ogni volta il proprio parere personale. Più di tutto contano i finanziamenti alla scienza che il governo ogni anno offre ai ricercatori.
«Qui c’è tutto» spiega «Il governo canadese ha appena investito una quantità enorme di soldi per la scienza e se sei giovane e vuoi aprire un tuo laboratorio vieni aiutato». In Canada la domanda che le fanno più spesso su Venezia è se veramente qualcuno ci abita.
«Seguo, grazie a mio papà, tutto quello che accade in città» conclude «Cerco
di tornare ogni volta per i fuochi di Pellestrina e vorrei che mio fratello venisse qui. Mi manca molto la mia famiglia. L’Italia dà un’ottima base per la formazione, ma purtroppo non è lungimirante e non permette ai giovani di mettere le basi per un futuro». (v.m.)