mercoledì 13 dicembre 2017

Kadima, per non dimenticare

Pellestrina. Scoperta oggi una targa a ricordo della nave che salpò per la Palestina 

 Una targa commemorativa verrà scoperta oggi in memoria della vicenda legata alla nave Kadima, salpata da Pellestrina il 5 novembre 1947 con a bordo centinaia di donne e uomini europei, migranti illegali verso una nuova patria, la Palestina. La cerimonia si terrà alle 11 poco a sud del Cantiere Actv, davanti alla chiesetta della Madonna della Carità in via Piovini Sestiere Scarpa.

Quello ricordato in questa occasione fu uno dei molti viaggi clandestini attivati dall’organizzazione ebraica Aliyah Bet, sorta già nel 1934 per portare al sicuro gli ebrei tedeschi. Terminata la guerra, i sopravvissuti alla Shoa, cercarono di eludere le limitazioni imposte dal mandato britannico sulla Palestina (1934-1948). In questo periodo più di 70 mila ma’apilim (ebrei immigrati clandestinamente) compirono in condizioni precarie oltre una sessantina di viaggi, per ricostruirsi una nuova vita in Eretz Israel.

Ma la maggior parte dei convogli venne intercettato in mare aperto o nelle vicinanze della costa. La Kadima, originariamente denominata Raffael Luccia, fu ribattezzata per l’occasione con il termine ebraico che significa avanti. A bordo 794 persone. (s. b.)

martedì 5 dicembre 2017

Caserme e batterie all’asta «Intervenga il Comune»

Nel bando “Valore Paese” la struttura della Guardia di Finanza agli Alberoni la Emo e la Marco Polo di Pellestrina. Appello dell’Istituto italiano dei castelli 

 Strutture risalenti alla Serenissima per le quali da anni le associazioni si battono per un pieno recupero e apertura alla città. Queste sono quelle finite in vendita al Lido e a Pellestrina da parte del Demanio. La Batteria Ca' Bianca Angelo Emo è la più grande, originariamente era armata con due cannoni da 305/50 e due da 76/40. La denominazione deriva dal famoso ammiraglio comandante nell'ultima impresa navale della Serenissima nel 1784-86. La batteria faceva parte della difesa costiera italiana anche durante la prima guerra mondiale. Ma rimase pressoché inoperosa in quel periodo essendo al di fuori dalla zona dei combattimenti. Fu in stato di allerta dopo i fatti di Caporetto, quando gli austriaci arrivarono nella zona del Piave e minacciarono Venezia da vicino ma tutto rientrò poi nella normalità. Anche durante il secondo conflitto mondiale fu attivamente presidiata, ma non ebbe occasione di intervenire in nessuna situazione. La Batteria Marco Polo si trova invece a San Pietro in Volta. Era armata con quattro cannoni da 152/40 su affusto scudato. Nel luogo dove è stata costruita esisteva all'epoca della Serenissima il forte San Pietro in Volta. Durante la seconda guerra mondiale fu mantenuta in servizio e il suo comando aveva anche il compito di presidio della zona anti-paracadutisti nel vicino spazio lagunare. All'epoca della sua costruzione non esisteva ancora il murazzo e la fisionomia stessa del terreno era diversa. Infine l'ex Caserma della Guardia di Finanza degli Alberoni, situata di fronte alla laguna in via della Droma 107. Quest'ultima ha invece avuto una destinazione d'uso residenziale, ed è composta da più corpi di fabbrica e da un'area scoperta. Lo stato di manutenzione della struttura, per ammissione stessa del Demanio, è pessimo. La superficie del complesso è di 1.800 metri quadrati, mentre quella coperta supera i 700. (s.b.)

La storia dell'isola in un libro

Giovedì alle 17 alla scuola Loredan sarà presentato il libro 'Pellestrina, una perla dell'Adriatico dal '400 a.c. fino al 1800' scritto da Stefano Nardelli e Giorgio Vianello. Interverranno l'editore Davide Livieri e il presidente municipale Danny Carella.

lunedì 4 dicembre 2017

Pellestrina, 43 spazi per i residenti

Nuove pertinenze di alloggi di edilizia residenziale pubblica e pertinenze ittiche per i residenti di Portosecco e San Pietro in Volta sono state consegnate dalla vicesindaco Luciana Colle e dal consigliere delegato alle isole Alessandro Scarpa “Marta”: 27 a Portosecco e 16 a San Pietro in Volta. Presente anche Danny Carella, presidente della Municipalità.

«La realizzazione delle pertinenze» commenta Colle «è finalizzata alla valorizzazione delle attività economiche tradizionali dell’isola e per la difesa della residenzialità. Ora 43 famiglie potranno contare su nuovi spazi per le loro residenze e le loro attività. E questo è un primo stralcio del progetto più ampio di riordino paesaggistico e ambientale dello spazio aperto dell’isola di Pellestrina. Sono stati posizionati anche elementi di arredo urbano e alberature, individuati percorsi pedonali interni tra fronte laguna e fronte murazzi e di raccordo con la viabilità carrabile comunale».

«Questa amministrazione» commenta Scarpa Marta «sta dimostrando di avere a cuore Pellestrina, le sue località e le isole in generale. La giunta, in questi due anni e mezzo, anche grazie all’impegno dell’assessore ai Lavori pubblici Francesca Zaccariotto, ha, per esempio, eseguito interventi straordinari sui collettori per oltre 250 mila euro, asfaltato strade e risistemato marciapiedi per oltre 300 mila euro, fatto la manutenzione straordinaria dei campi da calcio Marella e a S. Pietro in Volta per complessivi 100 mila euro, abbiamo costruito da zero il Pontile di sbarco per i disabili di fronte al Municipio per 20 mila euro, stiamo sistemando cinque coppie di fermate Actv con un impegno di spesa di 250 mila euro e, abbiamo finalmente realizzato la tanto attesa pista ciclabile da San Pietro in Volta alla località La Mara per oltre 300 mila euro. Tutto questo senza contare i lavori eseguiti nelle scuole che nella sola estate scorsa, ad esempio, ci hanno visto impegnati per ottenere i certificati di prevenzione incendi. Complessivamente, quindi, abbiamo investito oltre 1,2 milioni di euro destinati alla collettività, oltre a quelli che stanzieremo a breve grazie al Patto per Venezia siglato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tutti interventi che il Comune ha fortemente voluto per riqualificare l’area, per metterla in sicurezza e per fornire un supporto alle attività produttive tradizionali lagunari e alla salvaguardia della residenzialità nell’isola».

mercoledì 15 novembre 2017

Pista ciclabile, si fa il nuovo tratto

Sono finalmente iniziati i lavori per la costruzione del nuovo tratto di pista ciclabile nella zona di Portosecco a Pellestrina. L'intervento è seguito dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche (l'ex Magistrato alle Acque) e dovrebbe concludersi entro un mese. Ruspe e operai sono al lavoro per sistemare il fondo del tratto di argine lagunare nel quale verrà ricavata la pista ciclabile lunga 300 metri e larga 3, che completerà il percorso nella zona a nord dell'isola. «Dopo quasi un anno di attesa si è sbloccato un progetto che riteniamo fondamentale per la popolazione di Portosecco», commenta il consigliere comunale delegato per le isole, Alessandro Scarpa Marta. «Questo intervento consentirà a tutti i residenti e ai cicloturisti di evitare di percorrere la Strada dei Murazzi, divenuta ormai troppo pericolosa e senza spazi di sicurezza per pedoni e ciclisti. Un raccordo fondamentale tra i due tratti di pista ciclabile già disponibili». «L'intervento utilizzaerà un fondo in asfalto ecologico», aggiunge il delegato, «verrà bonificata la zona prospiciente al tracciato, eliminando rovi e buche, ma non è previsto un impianto di illuminazione pubblica». Il nuovo tratto di pista ciclabile si va a inserire in quanto già realizzato dal Comune attraverso Insula negli anni scorsi. La viabilità dell'isoladi Pellestrina necessitava di questo intervento, poiché da anni si discute di sicurezza ciclabile a Pellestrina, anche alla luce di alcuni gravi incidenti stradali avvenuti in passato, come nel caso della morte del piccolo Brahim Nesid. (s.b.)

Ca' Roman, stop alle villette la vittoria di Italia Nostra

La variante del piano regolatore generale per l'isola di Pellestrina prevede nell'area di Ca' Roman solo «interventi di ristrutturazione edilizia con abbattimento degli edifici e ricostruzione». L'intervento della società Ca' Roman srl invece comporta «un insieme sistematico di interventi di demolizione, ristrutturazione edilizia e nuova costruzione su sedimi sostanzialmente diversi da quelli prima occupati». Così scrivono i giudici del Tar nella sentenza che, accogliendo il ricorso presentato da Italia Nostra, ha stoppato la realizzazione di 42 villette, per un totale di 84 unità abitative, al posto dell'ex colonia marina, inserita in un'area tutelata dal punto di vista ambientale e naturalistico.Il piano attuativo era stato approvato prima dalla giunta Orsoni e poi dal commissario Zappalorto. Ma lo stop deciso dai giudici amministrativi, per il contrasto del progetto alle norme tecniche di attuazione della variante al piano regolatore per l'isola di Pellestrina, blocca l'intervento.Grande la soddisfazione di Italia Nostra che aveva presentato il ricorso con gli avvocati Paolo e Francesca Mantovan, appoggiata dal comitato ambientalista Altro Lido. «Ben 11 villette sono previste in aree prima non edificate e che la variante al piano regolatore dichiara inedificabili», spiega in una nota il consiglio direttivo della sezione di Venezia di Italia Nostra, «Se la società Ca' Roman srl avesse contenuto il suo progetto all'area già costruita secondo quanto previsto dal piano regolatore e dalle leggi, e se la precedente amministrazione comunale avesse tenuto conto delle osservazioni presentate a seguito dell'adozione del piano, il progetto sarebbe stato già realizzato. Invece la società ha voluto espandersi in un'area tutelata, nell'ultimo brandello di litorale rimasto inedificato, che Italia Nostra si è battuta per preservare in conformità a leggi e piani vigenti». (ru.b.)

domenica 12 novembre 2017

«Il ferry boat tra i servizi minimi»

Il racconto: cinque ore al Tronchetto prima di rientrare al Lido 

 «Dopo anni di inutili disagi, è ora che Actv si decida a prevedere tra i servizi minimi garantiti anche la linea 11 e la linea 17 del ferry boat». Per il presidente della Municipalità di Lido e Pellestrina, Danny Carella, la misura adesso è veramente colma. Venerdì è stato messo in ginocchio anche il collegamento per le auto tra Lido e Tronchetto (linea 17) e tra Alberoni e Santa Maria del Mare (linea 11). «La gente non ne può più e ha ragione», rincara Carella. «È una situazione assurda e vergognosa, l’azienda si è fatta trovare impreparata. I servizi minimi devono essere garantiti sempre indistintamente, aggiungendo anche il ferry boat. Non si può paralizzare il traffico anche degli automezzi. I ferry boat non sono come i vaporetti, basta che un solo membro dell’equipaggio scioperi, e tutto si ferma».

Venerdì c’è stato chi ha atteso dalle 14.30 alle 19.20 prima di poter lasciare il terminal del Tronchetto per rientrare al Lido o a Pellestrina. Il tutto con il bar del piazzale chiuso, il freddo e nessuno che dava informazioni su cosa sarebbe potuto succedere, nonostante la sede di Actv fosse a duecento metri di distanza. «Sono rientrato dalle ferie giovedì notte e, non essendoci il servizio notturno del ferry boat di linea 17, ho parcheggiato l’auto a Chioggia e sono rientrato a Pellestrina con il vaporetto», racconta Alvise, in coda l’altro ieri al Tronchetto. «Venerdì mattina sono andato a riprendermi l’auto a Chioggia, avevo poi degli appuntamenti, e alle 14.30 sono arrivato al Tronchetto. Da qui l’amara sorpresa di dover attendere oltre le 19 prima di potermi imbarcare verso il Lido, senza sapere se poi agli Alberoni avrei trovato il mezzo per Pellestrina. Una situazione surreale, senza assistenza e abbandonati a noi stessi. C’erano bambini piccoli e anziani, e anche sul ferry boat il bar era chiuso! Ma Actv stavolta l’ha combinata davvero grossa. In una città come Venezia e con le isole, non è ammissibile che si venga dimenticati in questo modo. Deve cambiare qualcosa, assolutamente

in meglio per la gente». Ovviamente i disagi di venerdì non hanno riguardato solo il Tronchetto, ma anche il terminal di San Nicolò al Lido. Da qui è partito poi il ferry boat che ha caricato i mezzi alle 19.20 al terminal sulla sponda opposta.  
Simone Bianchi

mercoledì 8 novembre 2017

Un caso di scabbia al nido integrato

Intervento dell’Usl a San Pietro in Volta: «Non c’è rischio concreto di diffusione» 

  L’asilo nido integrato di San Pietro in Volta oggi rimarrà chiuso, dopo che ieri si è evidenziato un caso di scabbia per una persona che frequenta la struttura gestita dal Comune. Subito è stata avvisata l’azienda sanitaria e, come indicato dal Dipartimento di Prevenzione attraverso il Servizio Igiene e Sanità Pubblica, è stato subito avviato il consueto protocollo per la profilassi anti scabbia. Ne consegue che oggi l’asilo rimarrà chiuso per una pulizia approfondita di tutti i locali secondo le misure previste. Da giovedì e fino a mercoledì 14 novembre, l’apertura del nido integrato sarà garantita fino alle 14 per consentire la normale profilassi nelle stanze per il riposo. Tutti i genitori dei bambini iscritti all’asilo e gli insegnanti sono stati adeguatamente informati, sia in merito alla chiusura temporanea, sia in relazione alle precauzioni sanitarie da seguire. Già in altre occasioni, sia in scuole che in strutture per anziani del nostro territorio comunale, si erano evidenziate problematiche simili, tutte poi risolte in breve tempo grazie alla profilassi e alla pulizia approfondita dei locali. Ovviamente un nido integrato, ospitando bambini molto piccoli, desta maggiore preoccupazione. L’Usl 3, proprio per questo, ha fatto sapere che «non esiste un rischio concreto di diffusione, in quanto la scabbia si trasmette attraverso un contatto prolungato tra pelle e pelle, e le misure indicate dai servizi preposti sono mirati proprio a scongiurare ogni forma di contagio». Sia il Comune che gli uffici competenti dell’Usl 3 seguiranno nelle prossime ore il corretto evolvere del caso. Il tutto in collaborazione con la direzione dell’asilo e a garanzia delle famiglie dei bambini e dei cittadini. «Purtroppo questi episodi ricorrono talvolta nel corso dell’anno, ma la cosa più importante è stato l’intervento tempestivo delle autorità sanitarie e del Comune, per garantire la corretta profilassi e tutte le iniziative utili in un caso come questo», commenta la delegata municipale alla sanità, Giulia Cassani. «Le famiglie ora sono al corrente della situazione, e seguiremo anche noi la situazione». (s.b.)

sabato 4 novembre 2017

I cinquant’anni della banda Un libro ne racconta la storia

Il 50° è un anniversario speciale, e quello della Banda di Pellestrina è stato festeggiato con un concerto che ha attirato nella chiesa di Ognissanti centinaia di abitanti. L’affetto per la banda della propria isola si è mostrato ancora una volta pochi giorni fa, e alle note musicali si è aggiunta la presentazione del libro commemorativo che documenta la storia di questo gruppo di orchestrali. Basti pensare al concerto fatto anche al Teatro La Fenice oppure quello nel ghetto ebraico a Cannaregio. Il libro celebrativo riporta la prefazione del sindaco Luigi Brugnaro, ed è la testimonianza di cinquant’anni di cultura musicale con un alto valore formativo sul piano intellettuale, emozionale e sociale per molti giovani di Pellestrina.

Un punto di riferimento per una comunità tra le più piccole della laguna veneziana, che ha saputo eccellere attirando l’interesse di molti e venendo spesso chiamata a rappresentare anche il capoluogo lagunare. E una banda che è riuscita a coinvolgere numerosi giovani, facendogli scoprire la passione per la musica.

mercoledì 1 novembre 2017

Quarant’anni di ricette «Quest’isola è la mia vita»

Dopo 42 anni è andato in pensione De Michele, medico di San Pietro in Volta «Venivo dalla Sicilia e mi hanno accolto come un figlio, ma che fatica il dialetto» 

 Per l’ultima volta ieri ha visitato i suoi pazienti nell’ambulatorio di San Pietro in Volta, ha firmato le ricette necessarie e salutato tutti con un abbraccio caloroso. Il dottor Vittorio De Michele è andato in pensione dopo 42 anni di servizio quale medico di famiglia, dopo aver visto cambiare l’isola di Pellestrina. Per lui, che era partito nel 1975 da Palermo, questa rimane una storia lavorativa e una meravigliosa avventura.

Dottor De Michele, ma come è finito a Venezia?
«“A Palermo mi sono laureato in Medicina, entrando poi in Marina Militare da ufficiale medico. Ho iniziato a lavorare a Venezia subito dopo al presidio di Sant’Anna e all’Arsenale».

A Pellestrina come ci è arrivato?
«Conobbi l’allora medico condotto di San Pietro in Volta, e ne diventai in breve tempo il sostituto».

Com’era l’isola quarant’anni fa?
«C’era meno ricchezza e gli anziani si tenevano i soldi da parte, mentre oggi i giovani investono in molti settori».

Com’erano le case quando andava a visitare i malati?
«Molte erano davvero messe male. Entravi e trovavi cucine piccolissime e la lavatrice sopra i mobiletti per evitare che l’acqua alta potesse danneggiarla. Magari c’era chi neppure aveva il gabinetto e si serviva dei bagni pubblici esterni. Mi colpì molto la mancanza di campanelli alle porte. Il riscaldamento era solo nelle cucine e molte persone stavano con il pigiama sotto i vestiti per non sentire freddo d’inverno».

Che rapporto c’era con la gente?
«È stato da subito bellissimo. Ho trovato persone di una immensa generosità. Non ho mai chiesto soldi per il mio lavoro, ma la gente ricambiava in ogni modo. Negli anni sono stato sommerso dal pesce fresco e ai miei figli di sicuro non è mancato il fosforo. Talvolta mi portavano pietanze già cucinate o dolci. Quest’anno sarà il primo Natale dopo 42 anni in cui mi comprerò il panettone».

La sua famiglia come prese questo trasferimento?
«Ricordo che un giorno mia madre venne a Pellestrina, la portai sul montone del murazzo. Mare da una parte, laguna dal quell’altra e tantissima nebbia. Mi guardò e disse: figlio mio, ma dove sei finito? In molti mi dissero che ero matto ad accettare questa destinazione. In troppi pensano che Pellestrina sia un luogo fuori dal mondo, ma in realtà è unico al mondo per mille motivi».

La crisi della pesca e dei cantieri ha cambiato gli abitanti dell’isola?
«La crisi l’ho vissuta accanto alle persone, perché vedevo in molti la disperazione. L’anima forte di Pellestrina sono state le donne che si sono rimboccate le maniche nei momenti di grande difficoltà. Ho visto famiglie distrutte dalle restrizioni sulla pesca e dalla chiusura dei cantieri».

Si è mai pentito di aver scelto Pellestrina?
«No. Per un siciliano, certo, era un po’ scomoda. Avevo chance lavorative al sud perché mio fratello è neurochirurgo, ma qui c’era la possibilità iniziare subito. Mi sono trovato bene, a parte i grandissimi problemi con il dialetto».

E come li ha superati?
«Ci è voluto un bel po’di tempo. Penso alla prima volta che ho sentito la parola piron (forchetta). Oppure spissa (prurito)».

A livello umano cosa ha trovato e cosa lascia?
«Una comunità incredibile: se ci fosse un matto qui vivrebbe bene, perché sarebbe accettato da tutti. È un luogo in cui ho trovato e c’è una solidarietà immensa tra le persone».

E dal punto di vista professionale?
«Decenni fa si faceva meno prevenzione e più cura. Ora c’è più attenzione».

Cosa farà da oggi?
«Pensa che avrò difficoltà a staccare la spina mentalmente. Rimarrò a Venezia ma farò pure il turista. Magari passerò un po’di tempo alle isole Eolie terra di mia madre».

E adesso il testimone passa a una donna.
«Giusto, la mia sostituta in via provvisoria: la dottoressa Patrizia Dacchille, veneziana, garantirà il servizio ai miei pazienti per i prossimi mesi. A lei il compito di proseguire questo lavoro prezioso in mezzo a tante persone speciali».